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Credo che una persona folle non solo è condizionata dal contesto familiare e sociale, ma esprime un senso profondo, che riguarda non soltanto quella famiglia, ma la generalità della condizione umana.
Il folle si trova nella condizione di affermare il valore del non-senso, lo rappresenta e usa il delirio come formulazione linguistica possibile del non-senso: quello che conta, che ha senso, e proprio che non abbia senso, perchè è il rifiuto del senso.
Nel momento in cui il folle, soffrendo, inventa dei modi per boicottare quel sistema familiare che lo costringe, e lo fa in questa forma specifica dell'affermazione del non-senso, a mio parere si pone in rapporto diretto con l'umanità.
Questo mi sembra il valore antropologico della follia: il folle si pone l'interrogativo dell'uomo, non altro.
Vieri Marzi
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